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Carta d'identità di Vittorio Malosti fatta poco prima di emigrare in Piemonte.
 

Vittorio Malosti, immigrato nel 1929 a Castelnuovo Scrivia (Alessandria) dal Polesine, un uomo mite, di umili origini, per diversi anni fa il custode del locale cimitero. La vita di Vittorio, la moglie Beatrice e le figlie Gina e Angelina si svolge felice e serena nella casa destinata appunto al custode. Poi Vittorio, intorno alla fine degli anni '30, insoddisfatto dal magrissimo stipendio, lasciò quel lavoro e si mise a fare il calzolaio in proprio. Questo lavoro durò per qualche anno fino a quando, nell'ultimo convulso anno e mezzo della seconda guerra mondiale, si arruolò dapprima come calzolaio poi come milite nella Brigata Nera di Tortona.

Casa di via Milano a Castelnuovo dove abitavano Vittorio Malosti, sua moglie e le due figlie (foto scattata nel 2005)

 

Così infatti avvenne. Agostino Arona, un capo partigiano locale, fu arrestato dai due militi della B.N. per strada a Castelnuovo, ma si trattava di una situazione pericolosa in quanto mancava un mezzo di trasporto e la benzina per portare il prigioniero a Tortona al comando della B.N. e nei dintorni vi erano molti partigiani. Dopo diverse ore di attesa, nel locale dove si trovavano le 3 persone, vi fu una azione che vide la partecipazione di sette partigiani, tre dei quali irruppero armati nel locale, con conseguente sparatoria. Camillo Rabbino morì sul colpo e Vittorio Malosti cadde a terra vivo ma privo di coscienza mentre Arona si dileguava col suo gruppo.

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Via Garibaldi nei pressi dell'allora Osteria Sturla e casa Sottotetti dove è avvenuta l'irruzione dei 7 partigiani a liberare Arona, prigioniero di Camillo Rabbino e Vittorio Malosti (foto scattata nel 2005 - il nome della via non è cambiato da allora) 

Nulla del racconto fatto dallo stesso Arona fa pensare che Vittorio Malosti abbia fatto del male a qualcuno, ma l'episodio raccontato sopra e i successivi rastrellamenti e azioni della Brigata Nera di Tortona potrebbero essere stati i pretesti per colpirlo a morte a distanza di tempo, a guerra finita.

Infatti,  nei giorni successivi alla fine della guerra, il 4 maggio per l'esattezza, Vittorio tentò di ricongiungersi con la famiglia nel frattempo trasferitasi a Tortona.

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La facciata esterna della casa di Tortona in C.so Alessandria, dove la moglie e le figlie di Vittorio Malosti si trasferirono nel Febbraio 1945 e dove Vittorio cercò di ricongiungersi con loro a guerra finita (foto scattata nel 2005).
 

In quel momento, presumibilmente a seguito di segnalazione di qualche partigiano tortonese ai "colleghi" di Castelnuovo, venne catturato da una banda partigiana castelnovese nei pressi del municipio di Tortona dove si era recato per regolarizzare la sua posizione anagrafica assieme alla famiglia che già lì risiedeva,  portato su un camion a Castelnuovo Scrivia dove, nella locale ex caserma dei Carabinieri usata in quel momento come sede e prigione dei partigiani. Qui, a più riprese e per circa un mese, fu torturato ed esposto alla gogna pubblica da un balcone  dell'edificio, per poi essere ucciso la notte tra il 28 ed il 29 maggio 1945, senza alcun processo o parvenza di legalità.

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Ecco come appariva il 3 gennaio 2011 la ex caserma dei carabinieri di Castelnuovo (che il 24 gennaio del 1945 divenne sede del distaccamento della Brigata Nera e - dalla fine della guerra - sede del comando di zona della 108a Brigata partigiana "Paolo Rossi") dove nel maggio 1945 Vittorio fu detenuto al di fuori di qualunque legalità, seviziato ed esposto alla gogna pubblica (su un balcone ancora oggi esistente) prima di essere ucciso di nascosto dai suoi carcerieri. L'edificio, collocato in pieno centro di Castelnuovo, si trova all'incrocio fra le attuali vie Pietro Giglio e Galileo Galilei; la foto è stata scattata da via Umberto I.

Forse dietro la maschera di valorosi combattenti si celava qualche animo vigliacco che non potendo vantare molti morti fatti in battaglia ha pensato di "rimediare" alle proprie deficitarie statistiche reclamando di uccidere, ed uccidendo, persone inermi a guerra finita. 

Forse è stato ucciso per semplice antipatia personale da parte di qualcuno o perchè ha avuto la sfortuna di essere preso di mira da chi aveva armi senza nessuno che controllava bene come venissero usate. Forse chi doveva controllare le intemperanze dei sottoposti (i capi partigiani) erano essi stessi partecipi allo sfogo di violenza messo in atto, con la stessa vigliaccheria dimostrata il 6 gennaio (in tutto, 7 contro 2), con l'aggravante che in questa occasione si trattava di molti uomini armati contro un uomo disarmato in cattività, a guerra già conclusa. Forse i partigiani di Castelnuovo volevano estorcere dal povero Vittorio informazioni e nomi inerenti ad es. gli informatori della Brigata Nera, allo scopo di portare a segno ulteriori criminali vendette a guerra finita.  Forse Vittorio, che non ricopriva nessun ruolo di rilievo in ambito militare nè in quello civile, non ha potuto o voluto parlare e - visto che si era oramai quasi a Giugno e il prolungamento illegittimo della detenzione nella ex caserma dei Carabinieri diventava sempre più difficile da giustificare - quegli "eroi" della 108° Brigata hanno deciso di sopprimerlo piuttosto che lasciarlo all'affetto dei suoi cari con libertà di pensiero e di parola sulle torture subite. Forse entro breve tempo i partigiani dovevano liberare i locali della ex caserma per il ritorno alle sue funzioni normali ed abbiano deciso di non liberare parte dei detenuti bensì semplicemente di sopprimerli. O forse per una combinazione di queste ragioni. Qualunque la motivazione, l'assassinio a sangue freddo a guerra finita, oltre che come atto di grande vigliaccheria per come è stato condotto, appare come una azione terribilmente eccessiva e ingiusta. Certamente Vittorio in quelle settimane non era l'unico ad essere rinchiuso in quell'edificio dell'orrore ed appare probabile che i prigionieri assassinati siano stati diversi oltre a lui. Di queste altre vittime non è purtroppo possibile, allo stato attuale, conoscere tutti i nomi, ma non per questo la gravità di quanto avvenuto risulta minore, anzi...

Alcuni anni fa un loculo vuoto, con il suo nome e una sua foto, è stato installato da alcuni famigliari nel cimitero di Tortona, la città dove la moglie e le figlie hanno continuato a vivere, perchè nessuno di quelli che sapevano ha mai parlato, anche solo per indicare il luogo in cui Vittorio fu ucciso in quel maggio 1945, impedendo così ai famigliari sia di poter accertare tutta la verità sia di deporre un fiore o piangere di fronte ai suoi resti. Nonostante il tremendo dolore e solitudine nel clima del momento, moglie e figlie si sono fatte coraggio e sono entrate nel negozio di tessuti di Arona, non tanto per avere spiegazioni su quanto accaduto (magari!) ma almeno per sapere dove si trovasse il corpo del marito/papà. L'ex comandante garibaldino, che non poteva non sapere, scuotendo la testa, rispose di non poterle aiutare. Questo atteggiamento, forse fu ancora peggio dell'assassinio perpetrato perchè indica il livello di bassezza morale al quale si è giunti.

Il diritto a commemorare dignitosamente i propri morti è uno dei più basilari fra tutti i diritti civili, riconosciuto persino dalle convenzioni di guerra. In questo caso gli "eroi partigiani" che chiedono a tutti di mantenere viva la memoria, dimostrano invece - proprio loro che sollecitano gli altri a ricordare - di avere invece una grande tendenza all'amnesia rispetto a non pochi particolari (specialmente quelli, guarda caso, che non depongono a loro favore). Nel caso di Vittorio Malosti l'oggetto della loro dimenticanza riguarda certamente il suo omicidio ma anche la violazione di diritti che distinguono la civiltà dalla barbarie come quello di aver negato la possibilità di una degna sepoltura dei suoi resti.  E questo appare forse la cosa più grave tra quelle che hanno fatto, persino peggiore dell'assassinio che pure hanno commesso a guerra abbondantemente finita. 

E' evidente che gli "eroici partigiani" protagonisti della resistenza a Castelnuovo nel mese successivo alla Liberazione dell'Italia, una parte scomoda della verità, più che dimenticarla, l'hanno semplicemente OCCULTATA. Che è molto, molto peggio. Questo non depone a favore della loro buona fede. PRIMA O POI, PERO', LA VERITA' VIENE SEMPRE A GALLA. Come asserisce Agostino Arona nel libro citato sotto, riportando a p.84 una sua lettera, firmata Cudega (il suo nome da partigiano) indirizzata al partigiano Raffica, "(...) ogni azione che si fa, domani dovrà essere portata a conoscenza del popolo". Siccome poi per svariati decenni lo stesso personaggio ed i suoi complici si sono "dimenticati" di dire tutta la verità su "ogni azione che si fa", in particolare su quelle da loro stessi commesse nel maggio 1945, sebbene sia passato molto tempo, è giusto che altri provvedano a dire al popolo la verità, nello spirito delle parole dal suono nobile che egli allora aveva scritto ma che poi non ha saputo o voluto rispettare.

 

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La lapide (vuota) che commemora Vittorio al cimitero di Tortona (foto scattata nel 2010).

Per decenni il clima di immagine mitica, a senso unico e senza difetti creato in Italia sulla Resistenza e la debolezza dei famigliari (la moglie Beatrice e due figlie femmine: ci fossero stati figli maschi è facile prevedere che sarebbero stati eliminati pure loro!), sotto choc per quanto accaduto, hanno impedito di affrontare pubblicamente la questione. Solo dopo l'uscita de "Il sangue dei vinti" di Giampaolo Pansa alcuni famigliari si sono fatti coraggio e hanno deciso di raccontare questa storia, che è vera e ha riscontri in ogni particolare, tranne per ciò che gli uccisori di Vittorio hanno voluto tenere nascosto.

I valori più alti della Resistenza così come sono stati scritti nella nostra Costituzione - condivisi da chi ha creato questo sito - rischiano di essere sminuiti e offuscati da chi ha negato e impedito il diritto di raccontare la verità a 360°, compresa quella degli errori ed orrori di alcuni individui e gruppi partigiani. Particolarmente grave è stata la pratica di procedere alle uccisioni di persone senza poi rivelare dove venivano collocati i loro corpi. Ancora oggi i nipoti di Vittorio Malosti non sanno dove, un mese dopo la fine della guerra, è stato ucciso e - forse - sepolto il corpo del loro nonno. Questo non può essere degno di un Paese civile.

Maggiori particolari sulla sua storia si trovano nel capitolo "Il calzolaio" del libro"Sconosciuto 1945" di Giampaolo Pansa (Sperling & Kupfer editore), dove Vittorio Malosti compare con le sole iniziali, V.M.

La fonte partigiana delle informazioni inerenti in special modo gli avvenimenti del 6 gennaio 1945 è il libro "Cinquant'anni fa. Per non dimenticare" di Agostino Arona e Osvaldo Mussio, Quaderni della Biblioteca Comunale di Castelnuovo Scrivia, 1993, pp.50 e segg. In particolare si è fatto riferimento alla prima parte del libro, quella scritta da Arona, intitolata "Appunti di un comandante partigiano". Tale fonte è stata scoperta da noi solo dopo l'uscita di "Sconosciuto 1945". Nonostante il titolo incentrato sulla memoria, il libro pecca di un totale vuoto di memoria laddove manca di raccontare le gesta "eroiche" compiute la notte del 28 maggio 1945. Se fossero stati così sicuri di stare dalla parte della ragione, perchè censurare l'uccisione di un esponente della ormai ex Brigata Nera?  Avrebbero potuto vantare una ulteriore impresa epica! Chissà perchè non ne hanno mai parlato... 

 

Forse ancora oggi qualcuno che in quegli anni era a Castelnuovo o che in passato ha raccolto confidenze di chi lo era, sa qualcosa e potrebbe aiutare a indicare dove potrebbero trovarsi i resti di Vittorio. Approfitti dell'occasione e, sia pure tardivamente, riferisca quello che sa.

 

Tutti gli uomini non sono uguali ma nella vita vera si dimostrano diversi l'uno dall'altro, quindi quando diciamo che bisogna ricordare il passato, ricordiamoci anche sempre di questa semplice verità.

Evviva la Resistenza ed i suoi nobili valori, ricordiamocene sempre, facciamo però anche caso ai comportamenti di chi se ne è fatto scudo per fini molto meno limpidi e non dimentichiamoci nemmeno di quelli.

Questo, perchè non è vero che censurado gli errori si faccia un buon servizio ai giovani, al futuro.

 

 

Per contatti:    vittoriomalosti@altervista.org 

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In memory of Vittorio Malosti (Badia Polesine, 1900 - Castelnuovo Scrivia, 1945)

Vittorio Malosti , who immigrated in 1929 to Castelnuovo Scrivia (Alessandria) from Polesine , a mild man of humble origins , for a number of years worked as the caretaker of the local cemetery. During this time the life of Vittorio , his wife Beatrice and daughters Gina and Angelina flowed happily and peacefully in the house intended precisely to the caretaker. Then Vittorio, around the end of the '30s, dissatisfied with the low salary, left that job and went to become a shoemaker on his own. This work lasted for some time until the last convulsive year and a half of World War II , when he enlisted first as a shoemaker and then as a soldier in the Black Brigade of Tortona.

In early 1945 , Vittorio Malosti was 45 years old . An unhappy day , the Epiphany (6 January 1945) , while he was at his home in Via Milano in Castelnuovo with his wife and daughters, he was tracked down and called back to duty by a fellow soldier much younger ( born in 1921 ), Camillo Rabbino , who the day before had received from the commander of the Black Brigade in Tortona , Celeste Gianelli, the task of identifying , with the help of local informants , a person specified by these . Agostino Arona, a local partisan leader , was arrested by these two soldiers of the Back Brigade in the street in Castelnuovo , but it was a dangerous situation as they lacked a means of transport and petrol to bring the prisoner to Tortona to the Black Brigade Headquarters and in the surrounding area there were many partisans. The two wardens and the prisoner had been waiting for several hours in a room in the centre of Castelnuovo, when a blitz occurred that saw the participation of seven men. Three armed men burst into the room and a shootout ensued. Camillo Rabbino died on the spot and Vittorio Malosti fell to the ground alive but unconscious while Arona vanished with his group. Nothing, even in the version of the story told by the same Arona, suggests that Vittorio Malosti hurt anyone , but this same episode and the subsequent raids and actions of the Black Brigade of Tortona in the area surrounding Castelnuovo and Tortona may have been an excuse for him to be hunted to death even after some time, after the end of the war.

In fact, in the days following the end of the war, May 4 to be exact, Vittorio tried to reunite with his family which in the meantime had moved to Tortona. In that circumstance , presumably after being noted by some local partisan in Tortona who reported to his "colleagues" of Castelnuovo ,he was captured by a band of partisans from Castelnuovo near thetown hallofTortonawhere he had gone to regularise his family position at the council registry in relationship to his family that lived there already. He was carried on a truck to Castelnuovo Scrivia where , in the former local police station at that time used as a prison and headquarters of the partisans. Here, several times, for about a month , was tortured and exposed to public pillory from a balcony of the building , finally to be killed on the night between 28 and 29 May 1945, without any trial or resemblance of legality.

 Vittorio Malosti was maybe killed for simple personal dislike by someone or because he had the misfortune of being targeted by uncontrolled elements among the partisans. Perhaps those who had the duty to keep things under control (the partisan leaders ) were themselves involved in the outburst of violence put in place, with the same cowardice demonstrated on January 6 (in all, 7 against 2) , with the aggravating circumstance that after the war he was the unarmed prisoner in front of many armed men. Perhaps the partisans of Castelnuovo wanted to extort from the poor Vittorio names and related information eg . informants of the Black Brigade, in order to take revenga against others, too. Perhaps Vittorio could not or would not speak and - given that it was then almost June and the unwarranted extension of detention in the former police station was becoming increasingly difficult to justify with respect to the new authorities - those " heroes " of the 108th Brigade decided to suppress rather that leave to the affection of his loved ones with high probability that he might talk, for example about the torture he was subjected to. Perhaps after a short time the partisans were required to vacate the premises of the former barracks for the return to its normal functions and decided not to release the detainees but simply to suppress all or at least part of them. Or maybe a combination of these reasons . Whatever the motivation, the cold-blooded murder after the end of the war, as well as an act of great cowardice, clearly appears to have been a terribly excessive and unjust action . Vittorio certainly in those weeks was not the only one to be locked up in that building of horrors and it seems likely that, besides him, several other prisoners were murdered. Of these other victims it is unfortunately not possible, at present, know the names. This lack of information does not make what happened less cruel or horrible.

Some years ago, an empty tomb , with his name and a picture of him , was installed by some family members in the cemetery of Tortona , the city where his wife and daughters continued to live after the war, because no one who knew ever spoke out, if only to indicate the place where Vittorio was killed in the May 1945 thus preventing the family to be able to ascertain the whole truth or even simply place a flower or cry in front of his remains . In the months following the "disappearance" of Vittorio Malosti, despite the tremendous pain and loneliness in the climate of the moment, his wife and daughters have gathered the necessary courage and entered the textile store of Agostino Arona, not so much for an explanation about what happened (it would have been too much to expect, perhaps!), but at least to know where the body of the husband/dad lied. The former partisan commander, who necessarily knew, just shook his head , and replied that he could not help. This attitude , perhaps was even worse than the previous one because it shows the absolute level of meanness reached by those who could have done much to alleviate some of the pain in totally innocent people.
The right to commemorate their dead with dignity is one of the most basic of all civil rights , recognized even by the conventions of war. In this case, the "partisan heroes" who ask everyone to keep alive the memory of the events of the war, however, show instead a great tendency to amnesia regarding those details which are not in their favor. In the case of Vittorio Malosti, the object of their forgetfulness certainly to covers their act of murder but also the violation of rights that distinguish civilization from barbarism like that of denying the possibility of a proper burial of his remains. And this is perhaps the most serious act, even worse than the murder they committed with the war abundantly over.
It 'obvious that the "heroic partisans", protagonists of the Resistance in Castelnuovo in the month following the liberation ofItaly, did not simply forget the inconvenient part of the truth, but rather just CANCELLED it . Which is much , much worse. This does not testify in favour of their good faith. SOONER OR LATER , THE TRUTH ALWAYS COMES OUT. As Agustino Arona asserts in the book cited below , p.84 referring to a letter, signed Cudega (his name as a partisan ) addressed to the partisan Gust , " ( ... ) any action that you do,tomorrow will be brought to the attention of the people".  Since then, for several decades  the same character and his accomplices have "forgotten" to tell the whole truth about " any action that you do" , in particular those committed by them in May 1945. Although it has been a long time, it is right that others take steps to tell the people the truth , in the spirit of the noble sounding words that he had written then but then was unable or unwilling to comply with.

For decades the mythical image, one-sided and without faults created around the Italian Resistance and the weakness of Vittorio Malosti's family (wife Beatrice and two daughters : if there had been sons it's easy to predict that they would have been be eliminated too!), under shock following what happened, explained the failure to publicly address the issue. Only after the release of "Il Sangue dei Vinti" by Giampaolo Pansa, Vittorio Malosti’s family have found the courage to tell this story , which is true and proven in every detail, except for what his killers wanted to keep hidden.

The noblest democratic and civil values of the Resistance, as written into the Italian Constitution - shared by us who have created this website - are likely to be dwarfed and overshadowed by the denial of the right to tell all the truth, including the errors and horrors of some partisan individuals and groups. Particularly bad was the practice to carry out the killings of people and then not reveal where their bodies were situated . Even today the grandchildren of Vittorio Malosti do not know where , one month after the end of the war , their grandfather was killed , and - presumably - buried. This is not worthy of a civilized country .

More details on this true story can be found in the chapter " The Shoemaker " in the book "Unknown 1945 " by Giampaolo Pansa ( Sperling & Kupfer publisher ), where Vittorio Malosti appears by his initials, VM.

The partisan source of information especially regarding the events of January 6, 1945 is the book " Fifty years ago . Lest we forget " Agostino Arona and Osvaldo Mussio , Quaderni della Biblioteca Pubblica di Castelnuovo Scrivia , 1993 pp.50 and following. In particular , reference was made to the first part of the book , written from Arona, entitled  "Notes of a partisan commander ." This source was discovered by us only after the release of " Unknown 1945 " . Despite the title focused on memory , the book suffers from a total loss of memory when it comes to the "heroic" feats undertaken on the night of 28-29th May 1945. If they were so confident of being right about that action , why is it necessary to continue to avoid talking about the killing of a member of the Black Brigade? They could boast another epic undertaking ! Why did they never speak? Maybe someone who in those years was in Castelnuovo or in the past got to know something about what happened, could help indicate where the remains of Vittorio could be found. Please take advantage of the opportunity and, even if belatedly , report what you know.

For contacts: vittoriomalosti@altervista.org